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Prefazione dell'editore (formato .pdf)
Capitolo
I
- "Inizio della storia" pag. 9 -
12 (formato .pdf)
Capitolo II - "L'assassinio"
pag. 13 - 38 (formato .pdf)
Capitolo III - "Il primo
suicidio" pag. 39-76 (formato .pdf)
Capitolo IV - "Il
rapporto - L'omicidio" pag. 76-94 (formato .pdf)
Capitolo
V - "Il
secondo suicidio" pag. 95-106 (formato .pdf)
Il racconto in appendice
"Il
cartoncino bianco" pag.
109-151
Estratto da
IL RONDO’, ALMANACCO DI LUINO E
DINTORINI per il 1996
Luino 1995, pgg. 149-156
UN
ALTRO PRETORE DI CUVIO
Di Gianni POZZI e Virgilio ARRIGONI
Scrive Piero Chiara nel suo romanzo "Il pretore
di Cuvio" : " Il Dottor Augusto Vanghetta,
pretore in sottordine con quasi quindici anni di
carriera alle spalle, arrivò a Cuvio, dov'era
destinato in qualità di titolare, nel pomeriggio
del 26 ottobre 1930. Negli uffici della sua
nuova sede, ricavati al piano nobile d'un
palazzo secentesco..... "
[i] .
Come suo solito Chiara ambienta i propri
romanzi in un contesto geografico ben
identificabile. In questo caso è a Cuvio, nel
cuore della Valcuvia e precisamente nel palazzo
della Pretura. Ma se il romanzo data al 1973,
già nel 1969 si era occupato di quella Pretura
ricordando in un elzeviro sul Corriere della
Sera ( 4 settembre) l'Avv, Parietti, luinese ed,
appunto pretore a Cuvio in anni non lontani
[ii] .
LA PRETURA DI CUVIO
Chi voglia oggi ricercare quest'edificio avrà la
sorpresa di trovarsi davanti solo...una grande
piazza; l'edificio, il "palazzo secentesco"
citato dal Chiara c'era fino al 1929 e qualche
vecchia ed ingiallita cartolina lo ricorda
ancora. E' stato demolito nel 1929, poco dopo la
soppressione della stessa pretura, abolita
nell'ambito delle riforme amministrative
(aggregazione comuni, formazione nuove provincie,
...) avviate dal fascismo e, si disse allora,
anche per lo scarso numero delle cause
dibattute.
Eppure quella pretura poteva vantare precedenti
assai vetusti. Già ai primi del 1500, Giovanni
Stefano Cotta, uomo d'arme e feudatario della
Valcuvia ma anche letterato e poeta, ricorda in
un suo carme " ...
Est Cuvium: dicta est de cuius nomine vallis/
Hic sua iusdicens atria Praetor habet...".
Questi pochi versi, nella traduzione suonano
così : " Viene prima Cuvio, da cui prende nome
la valle. Ivi ha la sede un pretore e vi detta
sentenze..."
[iii]
Doveva però essere una giustizia molto carente
quanto a funzionamento visto che nel 1514, tra i
documenti relativi a quel periodo che vedono la
Valcuvia occupata dai Cantoni Svizzeri , ci sono
queste considerazioni : " ... Nella Valle
vi è stata una grande lamentela perchè furti,
percosse a morte, assassinii, etc. non sono
stati perseguiti. ". Ed a seguito di
queste considerazioni i Cotta se vogliono
continuare a detenere il feudo di Valcuvia
debbono impegnarsi a provvedere ad una miglior
amministrazione della giustizia
[iv]
Ancora lamentele, per una giustizia discutibile
e soprattutto lenta, troviamo in documenti
secenteschi
[v] .
Così il fiscale di Cuvio, riferendosi al periodo
dal 1646 al 1683, sostiene che : " Le
condanne fatte sono parse d'essere fatte contro
persone miserabili et parte morti prima di aver
potuto solvere le dette condanne.
" Del resto già nel 1668 il Fiscale di Varese in
una segnalazione contro il Podestà di Cuvio
parla di : "Indolenza praticata a
pregiudizio di quella giurisdizione nel fondo e
luogo della Valcuvia omettendo di provvedere nei
diversi casi criminali che in quel luogo
avvengono. "
In quegli anni, si legge in altro documento
secentesco ‑ datato 1644 ‑ "...vi è il
podestà, fiscale et notaro qual serve al civile
et al criminale quali vengono eletti dal
feudatario... In Cuvio vi è il Pretorio ma si
tiene a fitto dall'Ill.Mo feudatario presso Casa
del Bensperando Porta per lire 84 l'anno et il
podestà abita nella suddetta casa...
".
Nel settecento, invece il Pretorio ed il
relativo carcere risultano essere in locali
messi a diposizione dal feudatario Cotta;
documento questo del 1728.
Nel corso degli anni seguenti questa pretura fu
mantenuta. Sopravvisse anche alle idee
rivoluzionarie dei francesi che il 29 giugno
1797 nominarono Cuvio capoluogo del IX distretto
del Dipartimento del Verbano con relativa sede
di Pretura.
Gli Austriaci, ritornati in Lombardia nel 1814
soppressero, dopo un po', sia Pretura che
Distretto di Cuvio, e perciò i Comuni furono
aggregati, a seconda della zona d'influenza,
parte alle Preture di Luino e Gavirate
(entrambe di II classe) e parte a quella di
Varese (I Classe).
Iniziato il processo che porterà alla cosidetta
"Unità d'Italia" Cuvio ridiventa sede di
Pretura, con giurisdizione su tutta la Valcuvia;
così il gemoniese e patriota Achille Jemoli
potrà scrivere : " ... Fatta l'Italia
indipendente e libera per la costanza e pel
valore dei suoi figli dal 1860 in poi, la
Valcuvia costituisce il terzo Mandamento del
Circondario di Varese, ed in Cuvio furono
stabilite la Pretura e la Stazione dei
Carabinieri reali, lo che torna a comodo e
vantaggio non solo del Capoluogo, ma ben anco
degli abitanti di tutti i paesi della Valle."
[vi]
Dalle cronache giornalistiche dei primi anni del
nuovo secolo ricaviamo qualche nome di pretore e
dei suoi collaboratori. Dall'avvicendarsi dei
Pretori in tempi brevi ci par di capire che
quella sede non fosse delle più appetibili. Ciò
torna evidentemente, ad onore dei Valcuviani,
tanto più che anche il custode del "Carcere
Mandamentale" non doveva avere molto lavoro
visto che qualche comune valcuviano che doveva
garantirgli lo stipendio boccia, in Consiglio
Comunale, il richiesto aumento di stipendio
motivandolo con "...il tenue lavoro."
[vii]
Agli inizi del secolo (esattamente nel 1903) è
pretore di Cuvio l'Avv. Giuseppe Solazzo che si
avvale di un cancelliere e di un usciere; per
Vice‑Pretore, carica questa ieri come oggi a
carattere volontario ed onorifico, troviamo il
notaio gemoniese Pericle Sangalli
[viii].
Nel 1907 troviamo Pretore l'Avv. Ferruccio
Bellegrandi, mentre Vice Pretore è Massimo
Sangalli, figlio del precedente Pericle e lui
pure notaio in Gemonio
[ix]. Su costui ci
soffermiano perchè è proprio "l'altro Pretore di
Cuvio"
IL VICE PRETORE SANGALLI
Massimo Sangalli è indubbiamente un personaggio
che in Valcuvia ha lasciato traccia e che qui
definiamo solo "personaggio discusso"
ricostruendo alcuni episodi della sua lunga
esistenza, ma ben lontani dal voler esprimere un
giudizio su di essa, compito che semmai lasciamo
ad altri più di noi qualificati a valutare
quell'incerto e drammatico periodo storico.
La sua comparsa alla vita pubblica avviene alla
fine del 1910 allorchè è eletto Sindaco di
Gemonio, carica che era stata di suo padre, non
senza una lunga e animata discussione su un
ricorso di ineleggibilità , promotori Arcangelo
Castelli e Domenico Visconti, motivato dalla
sua costante assenza dal Consiglio Comunale
nell'anno precedente, quand'era solo
consigliere.
Sangalli si difende citando a sua scusante il
gran lavoro che gli richiedeva la professione di
notaio e, appunto la carica di Vice Pretore
della Pretura di Cuvio.
Sarà Sindaco di Gemonio fino al 1914, poi ancora
Sindaco dal 1917 al 1920, nel frattempo
diventerà anche Consigliere Provinciale. Poi dal
1926 e per tre anni Podestà; verrà pure nominato
Podestà di Orino .
A LUINO L'INCONTRO CON MUSSOLINI
Aveva, il nostro notaio e Vice‑Pretore, la
passione per la letteratura; si dilettava
scrivendo poesie e racconti.
Tempo fa una delle figlie, Beatrice
[x] ci ha cortesemente
consegnato un paio di pubblicazioni edite da lui
stesso. Di tali edizioni nelle biblioteche di
Varese e di Milano non siamo poi riusciti a
reperire alcun esemplare; si tratta di una
raccolta di poesie e liriche, e di un romanzo
[xi].
Nella prima di queste pubblicazioni, una
quarantina di pagine, dal titolo " RITRATTO e
LIRICHE ", senza data e senza altra indicazione
, ma edita probabilmente nel 1942/43, oltre ad
alcune lunghe liriche figura anche una
chiacchierata di più pagine, appunto intitolata,
"ritratto".
Il ritratto di Sangalli è per Benito Mussolini.
Tra le pagine, intrise della retorica di quei
tempi, abbiamo ritrovato anche la notizia della
conoscenza dei due, avvenuta molti anni addietro
a Luino. Scrive Sangalli: " Negli anni
precedenti la Grande Guerra, Egli, direttore del
maggior giornale estremista, passava con la
famigliola le vacanze estive sul Lago Maggiore,
a Luino. Ivi lo conobbi e qualche sera ci
avviammo lungo la solitaria strada lacuale che
conduce a Maccagno. Tema abituale del discorrere
l'emigrazione italiana all'estero, le cui
vicende, gravi per tanti connazionali, lo
addoloravano. Allora Lo chiamavano << il
professore >>; era taciturno, schivo di
conoscenze, asciutto, agile, stretto in un corto
pastrano aperto, giacca abbottonata, mani dietro
alla schiena, testa un pò china sul petto. I
fermenti della Rivoluzione Fascista covavano in
lui. "
[xii]
Le liriche sono invece dedicate a Bruno il
giovane figlio di Benito Mussolini morto in un
incidente aviatorio nel 1941, al proprio padre
Pericle morto nel 1903, alla moglie Maria
[xiii], a tal Mario
corrispondente di guerra morto da poco, alla
Rocca di Orino del quale era proprietario
[xiv], infine ad un piccolo
pettirosso.
Sangalli ebbe a patire sia la prigione ( nel
1932) sia il confino (dal 1939 al 1942 presso
le isole Tremiti) per l'accusa di antifascismo
[xv]. Al ritorno da queste
esperienze scrive quel libretto "Ritratto e
liriche", probabilmente per riconquistare la
fiducia del fascismo che lo aveva perseguitato
in quegli ultimi anni.
Alla Liberazione lo troviamo sul banco degli
imputati con la grave accusa di aver contribuito
a far arrestare dalle SS tedesche tal Carlo De
Grandi, poi morto nel campo di concentramento di
Fossoli.
" Massimo Sangalli condannato alla pena di
morte ", così titolava, in prima pagina, il
locale quotidiano, il 9 giugno 1945
[xvi].Riuscirà poi,
ricorrendo in Cassazione a discolparsi e morirà
a Gemonio, nella sua casa di via Rocco Cellina
che lo aveva visto nascere 82 anni prima, il 4
novembre 1959 ; è sepolto nella cappella di
famiglia nel cimitero locale.
LA VOLPE ROSSA
L'episodio che aveva portato il Sangalli in
Tribunale era legato alla "Volpe Rossa".
Una immagine di una volpe rossa era infatti il
segnale di riconoscimento degli appartenenti a
quella organizzazione partigiana che, negli anni
1943/44/45, aiutava l'espatrio dei perseguitati
politici e degli ebrei . Quel Carlo De Grandi
era uno di essi e proprio quel segnale, lasciato
da lui nello studio del notaio e visto da un
funzionario del Ministero dell'Africa
Orientale, causò il suo arresto e poi il suo
confino, dopo l'audizione del notaio gemoniese
presso il Comando Tedesco
[xvii] .
All'organizzazione della "Volpe Rossa" avevano
aderito anche due capitani alleati che agivano
con gli italiani. Uno era sud africano e l'altro
era quel capitano autraliano a nome Pek Johan,
al quale ‑ secondo una cronaca ‑ "si dovette
la scomparsa del Commissario politico di
Gemonio"
[xviii].
IL ROMANZO DEL VICE PRETORE DI
CUVIO
"I pallini del N. 13 ‑ Romanzo ‑ ( In
appendice: Il cartoncino bianco)" così
recita l'intestazione di un volumetto di 150
pagine edito nel 1943 dalla "Scuola Tip. Edit.
V.Focardi" di Capodistria. Ne è autore Stefano
MARIALI.
Sotto questo pseudonimo si cela Massimo
Sangalli. Lo pseudonimo ha una spiegazione,
abbastanza contorta. Mariali deriverebbe dalla
composizione del nome della moglie ( Maria) con
la finale del proprio cognome (li); quanto a
Stefano sarebbe stato usato in quanto in greco
questo significa "coronato di spine". Il
Sangalli in quell'anno 1943, dopo il carcere ed
il confino si sentiva evidentemente perseguitato
e stretto da affanni e tribolazioni.
[xix]
In realtà più che di un romanzo si tratta di due
lunghi racconti che si riferiscono ad
avvenimenti di cronaca; entrambi molto romanzati
e ancor di più celati con l'ambientazione in
Valsesia ed in una cittadina dell'Appenino,
Montalto.
"Al principio del secolo ero pretore in
una grossa borgata della Valsesia. Vi ero giunto
dalla Sicilia, in quei tempi prima residenza
obbligatoria agli inizi della carriera...
" scrive nel primo episodio e "Ero
pretore addetto all'ufficio del giudice
istruttore in una grande città... ",
scrive nel secondo che ambienta a Montalto, "
Graziosa borgata posta sulle prime
ondulazioni dell'Appennino in mezzo a colline
ricoperte di vigneti a levante, di boschi a
settentrione ".[xx]
Il primo episodio riguarda l'assassinio di una
guardia campestre: l'investigatore ‑ lui, il
vice pretore ‑ risolve il caso grazie alla
conoscenza dei fucili da caccia, appunto gli
inusuali "pallini del N. 13".
Nel secondo degli episodi del romanzo viene
raccontato invece , con molta "libertà d'autore"
un fatto di cronaca nera capitato in Valcuvia
nel 1907 e che impressionò notevolmente la gente
della valle, facendo molto parlare anche le
cronache giornalistiche oltre alle giudiziarie.
IL VERO EPISODIO
Il giornale locale così citava l'episodio:
La spaventosa tragedia di ieri sera in Valcuvia.
Il Dott. De Vecchi ed un giovinetto uccisi.
L'assassino colpito mortalmente. Due carabinieri
ed un oste feriti.
[xxi]; e riporta con dovizia
di particolari quanto capitato alla fine di
novembre del 1907 a Comacchio di Cuvio, sulla
strada che da Azzio porta a Cuvio.
Il 56enne medico Dott. Ercole De Vecchi,
originario di Pavia, titolare ormai da ventidue
anni del vasto Consorzio Medico di Cuvio
(comprendeva anche Arcumeggia, Azzio, Cabiaglio,
Casalzuigno, Cavona, Cuveglio, Duno, Orino e
Vergobbio), sul far della sera ‑ sono le 17 ‑
ritorna a casa dall'aver visitato gli ammalati
della zona alta della sua condotta (Cabiaglio,
Orino ed Azzio). Come al solito si è servito di
un calesse prestatogli dall'amico Biffi,
proprietario dello stabilimento serico di Cuvio
e guidata da un giovinetto quattordicenne, certo
Luigi Valmaggia. All'altezza delle ultime case
di Comacchio viene affrontato da un individuo
che spara alcuni colpi di fucile uccidendo il
ragazzo e ferendo gravemente il Dott. De
Vecchi; il cavallo si impaurisce e parte a tutta
velocità verso Cuvio, dove viene fermato da un
carabiniere della locale caserma.
Il medico, gravemente ferito, viene subito
soccorso, ma muore di lì a poco; lascia nel
dolore moglie e ben cinque figli, tutti
studenti.[xxii]
L'assalitore omicida è presto riconosciuto per
Gasparini Francesco di Comacchio; muratore, di
31 anni, reduce da esperienze di lavoro, non
positive, a Nuova York.
Ce l'aveva, diranno poi i testimoni con "medici
e medicine", entrambi colpevoli di "avergli
avvelenato il sangue". E' arrestato dopo una
violenta colluttazione che vede feriti due
carabinieri, l'oste del posto, tal Ferdinando
Ciglia accorso a dar man forte alla forza
pubblica e lo stesso omicida, colpito da un
proiettile.
Il movente del delitto è presto chiarito dalla
malattia mentale del Gasperini che si sentiva
perseguitato dai medici e nel febbraio 1908 è
internato al "Manicomio Criminale di Reggio
Emilia".
Alle vittime vengono tributate solenni onoranze
con discorso ufficiale tenuto dal Cav. Ing.
Peregrini " a nome della Valcuvia e
dell'Amministrazione Provinciale "; in segno
di lutto vengono chiuse le scuole, si fermano
anche i principali stabilimenti della zona (Filatura
Giuseppe Biffi di Cuvio, Cattaneo di Cabiaglio e
Colli di Azzio )
[xxiii].
NOTE
[i]Piero
CHIARA, Il Pretore di Cuvio, Arnoldo
Mondadori Edit., Milano 1973 (I Ediz.), pag.
9
[ii]Articolo
del Corriere ripreso in 40 STORIE DI
PIETRO CHIARA NEGLI ELZEVIRI DEL "CORRIERE
, MILANO, 1983, pagg. 23,24
[iii]
V. ARRIGONI, Il carme sulla Valcuvia di
Gio. Stefano Cotta, in "VERBANUS 11" ,
1990, Pagg. 25‑31
[iv]V.ARRIGONI
‑ G.POZZI, L'occupazione elvetica della
Valcuvia nel XVI secolo , in "Verbanus
15", 1994, pag. 291
[v]A.S.Mi.
Feudi Cam., Parte Antica Cart. 612.
[vi]Cenni
corografici storici statistici della
Valcuvia brevemente e liberamente esposti da
Michele Lajoli , Milano, 1876, Pagg.
17‑18. Michele Lajoli è lo pseudonimo
(anagramma) di Achille Jemoli ( Gemonio 1809
‑ Gemonio 1889)
[vii]E'
questo il caso del Consiglio Comunale di
Gemonio: seduta del 22 novembre 1868
[viii]Pericle
SANGALLI ( 1844 ‑ 1903), notaio con studio
in Gemonio e figlio di Massimo ( medico e
direttore dell'ospedale di Cittiglio );
anche sindaco di Gemonio dal 1884 al 1899.
[ix]Massimo
Carlo Giulio SANGALLI ( 1887 ‑ 1959 ) figlio
di Pericle e di Rondo Adele, notaio .
[x]Massimo
Sangalli ha avuto dal matrimonio con Maria
De Maddalena, Pericle, Beatrice e Penelope,
tutti morti in epoche relativamente recenti
e tutti sepolti nel cimitero di Gemonio,
nella cappella di famiglia.
[xi]Alla
Biblioteca Ambrosiana di Milano abbiamo però
rintracciato la tesi di Laurea del Dr.
Massimo Sangalli ( " Sangalli Maximus ex
Gemonio in agro comensi "), nonno di
quest'altro Massimo. Ha come titolo " De
podagra", ed è stata stampata a Pavia, dove
il Sangalli si è laureato in medicina, nel
1836.
Nasce a Cittiglio il 27 novembre 1812
proprio in quella casa Luini che poi
diventerà Ospedale; il padre Giuseppe era il
fattore di quella casa. Studia dapprima con
il precettore Abate Zoppis di Brenta, poi
continua al Liceo S.Cecilia di Como. A Pavia
si laurea in Medicina.
Dell'Ospedale di Cittiglio, istituito per
disposizione testamentaria nel 1804,
diventa primo direttore, chiamato da quel
Nob. Luini che con lungimiranza istituì
quell' Opera Pia. In quell'Ospedale resta
per ben sessantuno anni, dal 1838 al 1899
come ricorda una lapide posta sotto il
porticato del lato settentrionale dell'ala
del vecchio fabbricato ospedaliero. Muore a
Gemonio il 7 aprile 1899.
[xii]Ovvio,
a questo punto, ricordare Piero Chiara che
nel racconto Il povero Turati in
L'UOVO AL CIANURO, Milano 1969 scrive a
proposito di Mussolini : " Era stato,
prima di diventare Duce e quando lavorava
all' "Avanti", cioè prima della guerra, in
un altro paese della provincia di Varese, il
mio, Luino, che allora era ancora in
provincia di Como. Ci veniva da Milano in
villeggiatura d'estate con la famiglia.
Affittava Villa Guerrini, sulla salita della
Marsaglia dopo la piazzetta di San
Francesco, e vi si impiantava per un mese..."
[xiii]Aveva
sposato il 23 Settembre 1908, a Trevisago ‑
allora comune autonomo ‑ Maria De Maddalena;
dalla cronaca delle nozze riportata su "La
Cronaca Prealpina" dell'epoca togliamo "...
La cerimonia religiosa fu celebrata nella
piccola cappella attigua alla villa della
sposa e la cerimonia civile nel palazzo
municipale di Trevisago, fungendo da
ufficiale di Stato Civil il sindaco sig.
Margarini e da testimoni il nob. Cesare
Della Porta ed il dott. Vincenzo Castelletti
di Varese..... "
[xiv]La
sua lirica è intitolata " La rocca di
Aurino" perchè in una pagina successiva,
oltre a notizie storiche un poco
strampalate, propone di " sostituire
alla detta voce ( N.d.R. ORINO )
la voce << AURINO >>, per gli stessi motivi
per cui fu modificato il nome precedente del
Comune di Cantello... " Riteneva
infatti il termine indecente e proponeva
quell'Aurino perchè, a suo dire, il nome del
paese derivava appunto dal latino <Aurire>
essendo il suo territorio cosparso di
numerose fonti d'acqua.
Circa la Rocca di Orino segnaliamo che a lui
si devono quei lavori di restauro ( forse
sarebbe meglio dire rifacimento) che hanno
portato la Rocca ad assumere quell'aspetto
medioevale con suggestive merlature; sempre
lì ‑ secondo una testimonianza raccolta
dalla voce della figlia Bice ‑ essendo
appassionato di archeologia, fece eseguire
scavi trovando alcune tombe
[xv]Notizie
tolte dall'articolo, citato alla nota
seguente, da dove si apprende anche un suo
esilio, dopo l'esproprio dei beni, a Basilea
ed a Bucarest, dove visse insegnando la
lingua italiana.
[xvi]IL
Corriere Prealpino, 16 giugno 1945. Al
crollo del fascismo la " Cronaca Prealpina "
‑ fondata nel 1888 da Giovanni Bagaini ‑
diventa organo del Comitato di Liberazione
Nazionale assumendo il titolo di "Corriere
Prealpino" sotto la direzione del partigiano
Federigo Noè. Solo nell'ottobre 1946 prende
il titolo di " La Prealpina", che continua
tutt'ora.
[xvii]A
Brenta, presso l'edificio scolastico, in
quegli anni era "sfollato" un ufficio
distaccato dal Ministero delle Colonie.
G.Roncari, basandosi su testimonianze
raccolte in loco, scrive in Cuvio e la
Valcuvia nella storia , Cuvio, 1986 : "Nel
periodo repubblichino era stato smistato un
ufficio distaccato del Ministero delle
Colonie nelle Scuole di Brenta. Dopo il 25
Aprile, si rinvenne nelle scuole di Brenta
un baule con circa mezzo quintale d'oro. Si
trattava probabilmente del tesoro del
ministero, forse sistemato in questa zona di
confine da qualche gerarca in previsione
della fuga. Il tesoro fu consegnato ai capi
partigiani "
[xviii]F.
CONTI in Emilio e la <<La volpe rossa>>
, in GIOVENTU' UNITA , Anno I, N. 6, 4
giugno 1945, riproposto in P.MACCHIONE,
Letteratura e popolo , Varese, 1984,
pagg. 121‑123.
Su quest'episodio che ha visto ‑ il 5
febbraio 1944 ‑ l'uccisione di Cipriano
Maffei, 52 anni, di Reggio Emilia,
commissario del fascio repubblicano di
Gemonio, Azzio, Caravate, Cuvio e Cittiglio
si veda anche : F. GIANNANTONI, Fascismo,
guerra e società civile nella repubblica
sociale italiana ( VARESE 1943 ‑ 1945) ,
Milano 1984 Pagg. 211, 212, 232, 319
[xix]Informazioni
ottenute dalla figlia Beatrice, detta Bice,
quando nel 1980 ci ha segnalato la copia del
romanzo.
Trattavasi di una copia regalata da suo
padre, l'autore, alla suocera dl figlio
Pericle con questa dedica: " Alla Sig.ra
Annunciata Perlingeri , omaggio dell'autore
alias Massimo Sangalli". Venne
restituita ai figli Sangalli quando costei
si accorge che in famiglia Sangalli non ne
era rimasta nemmeno una copia .
[xx]Tra
le tante località di questo nome ci sembra
che il Sangalli si riferisca a Montalto
Pavese, tra i vigneti dell'Oltrepò
[xxi]Il
giornale locale, Cronaca Prealpina, segue
l'evolversi degli avvenimenti con varie
cronache (ricerca dell'assassino,
consegna dello stesso alle carceri di
Varese, funerali, invio dell'omicida al
Manicomio criminale di Reggio Emilia,
...)dal 30 novembre 1907 fino al febbraio
1908. Segnala poi, il 31 dicembre 1908 che
era stato nominato a succedere al medico
assassinato, il Dott. Salvatore Giuffrida.
[xxii]Dopo
i solenni funerali tenutisi a Cuvio il 2
dicembre sarà sepolto a Pavia nella tomba di
famiglia.
[xxiii]Le
cronache dei funerali ci servono per
raccogliere notizie sui medici dei paesi
della Valcuvia e dei dintorni che,
praticamente tutti, accorrono al funerale
del loro sfortunato collega.
Ci segnalano anche le polemiche su un
contributo (lire 1.000 per 4 anni da
ripartirsi tra i Comuni del Consorzio
medico) proposto dal Comune di Cabiaglio
quale "gratitudine " verso il medico
" dopo 22 anni di assiduo, solerte ed
intelligente lavoro.... ": Cabiaglio
stanzia per ben due volte la somma
necessaria ma non incontra il favore degli
altri comuni.
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