torna alla biblioteca







     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prefazione dell'editore (formato .pdf)  

Capitolo I - "Inizio della storia" pag. 9 - 12 (formato .pdf)  

Capitolo II - "L'assassinio" pag. 13 - 38 (formato .pdf)

Capitolo III - "Il primo suicidio" pag. 39-76 (formato .pdf)

Capitolo IV - "Il rapporto - L'omicidio" pag. 76-94 (formato .pdf)

Capitolo V - "Il secondo suicidio" pag. 95-106 (formato .pdf)

 

Il racconto in appendice "Il cartoncino bianco" pag. 109-151

 

Estratto da IL RONDO’, ALMANACCO DI LUINO E DINTORINI per il 1996

Luino 1995, pgg.  149-156

 

 

 UN ALTRO PRETORE DI CUVIO

Di  Gianni POZZI e  Virgilio ARRIGONI

 

 

Scrive Piero Chiara nel suo romanzo "Il pretore di Cuvio" : " Il Dottor Augusto Vanghetta, pretore in sottordine con quasi quindici anni di carriera alle spalle, arrivò a Cuvio, dov'era destinato in qualità di titolare, nel pomeriggio del 26 ottobre 1930. Negli uffici della sua nuova sede, ricavati al piano nobile d'un palazzo secentesco..... " [i] .

Come suo solito Chiara ambienta  i propri romanzi in un contesto geografico ben identificabile. In questo caso è a Cuvio, nel cuore della Valcuvia e precisamente nel palazzo della Pretura.  Ma se il romanzo data al 1973,  già nel 1969  si era occupato di quella Pretura ricordando in un elzeviro sul Corriere della Sera ( 4 settembre) l'Avv, Parietti, luinese ed, appunto pretore a Cuvio in anni non lontani [ii] .

 

LA PRETURA DI CUVIO

 

Chi voglia oggi ricercare quest'edificio avrà la sorpresa di trovarsi davanti solo...una grande piazza; l'edificio, il "palazzo secentesco" citato dal Chiara c'era fino al 1929 e qualche vecchia ed ingiallita cartolina lo ricorda ancora. E' stato demolito nel 1929, poco dopo la soppressione della stessa pretura, abolita nell'ambito delle riforme amministrative (aggregazione comuni, formazione nuove provincie, ...) avviate dal fascismo e, si disse allora, anche per lo scarso numero delle cause dibattute.

Eppure quella pretura poteva vantare precedenti assai vetusti. Già ai primi del 1500,  Giovanni Stefano Cotta, uomo d'arme  e feudatario della Valcuvia ma anche letterato e poeta, ricorda in un suo carme " ... Est Cuvium: dicta est de cuius nomine vallis/ Hic sua iusdicens atria Praetor habet...". Questi pochi versi, nella traduzione suonano così : " Viene prima Cuvio, da cui prende nome la valle. Ivi ha la sede un pretore e vi detta sentenze..." [iii]

Doveva però essere una giustizia molto carente quanto a funzionamento visto che nel 1514, tra i documenti relativi a quel periodo che vedono la Valcuvia occupata dai Cantoni Svizzeri , ci sono queste considerazioni : " ... Nella Valle vi è stata una grande lamentela perchè furti, percosse a morte, assassinii, etc. non sono stati perseguiti. ". Ed a seguito di queste considerazioni i Cotta se vogliono continuare a detenere il feudo di Valcuvia  debbono impegnarsi a provvedere ad una miglior amministrazione della giustizia [iv]

Ancora lamentele, per una giustizia discutibile e soprattutto lenta, troviamo in documenti secenteschi [v] .

Così il fiscale di Cuvio, riferendosi al periodo dal 1646 al 1683, sostiene che : " Le condanne fatte sono parse d'essere fatte contro persone miserabili et parte morti prima di aver potuto solvere le dette condanne. " Del resto già nel 1668 il Fiscale di Varese in una segnalazione contro il Podestà di Cuvio parla di : "Indolenza praticata a pregiudizio di quella giurisdizione nel fondo e luogo della Valcuvia omettendo di provvedere nei diversi casi criminali che in quel luogo avvengono. "

In quegli anni, si legge in altro documento secentesco ‑ datato 1644 ‑ "...vi è il podestà, fiscale et notaro qual serve al civile et al criminale quali vengono eletti dal feudatario... In Cuvio vi è il Pretorio ma si tiene a fitto dall'Ill.Mo feudatario presso Casa del Bensperando Porta per lire 84 l'anno et il podestà abita nella suddetta casa... ".

 

Nel settecento, invece il Pretorio ed il relativo carcere risultano essere in locali messi a diposizione dal feudatario Cotta; documento questo del 1728.

Nel corso degli anni seguenti questa pretura fu mantenuta. Sopravvisse anche alle idee rivoluzionarie dei francesi che il 29 giugno 1797 nominarono Cuvio capoluogo del IX distretto del Dipartimento del Verbano con relativa sede di Pretura.

Gli Austriaci, ritornati in Lombardia nel  1814 soppressero, dopo un po', sia Pretura che Distretto di Cuvio, e perciò i Comuni furono aggregati, a seconda della zona d'influenza, parte alle Preture di Luino e Gavirate

(entrambe di II classe) e parte a quella di Varese (I Classe).

Iniziato il processo che porterà alla cosidetta "Unità d'Italia" Cuvio ridiventa sede di Pretura, con giurisdizione su tutta la Valcuvia; così il gemoniese e patriota Achille Jemoli potrà scrivere : " ... Fatta l'Italia indipendente e libera per la costanza e pel valore dei suoi figli dal 1860 in poi, la Valcuvia costituisce il terzo Mandamento del Circondario di Varese, ed in Cuvio furono stabilite la Pretura e la Stazione dei Carabinieri reali, lo che torna a comodo e vantaggio non solo del Capoluogo, ma ben anco degli abitanti di tutti i paesi della Valle." [vi]

 

Dalle cronache giornalistiche dei primi anni del nuovo secolo ricaviamo qualche nome di pretore e dei suoi collaboratori. Dall'avvicendarsi dei Pretori in tempi brevi ci par di capire che quella sede non fosse delle più appetibili. Ciò torna evidentemente,  ad onore dei Valcuviani, tanto più che anche il custode del "Carcere Mandamentale" non doveva avere molto lavoro  visto che  qualche comune valcuviano che doveva garantirgli lo stipendio boccia, in Consiglio Comunale, il richiesto aumento di stipendio motivandolo con   "...il tenue lavoro." [vii]

 

Agli inizi del secolo (esattamente nel 1903)  è pretore di Cuvio l'Avv. Giuseppe Solazzo che si avvale di un cancelliere e di un usciere; per Vice‑Pretore, carica questa ieri come oggi a carattere volontario ed onorifico, troviamo il notaio gemoniese Pericle Sangalli [viii].

Nel 1907 troviamo Pretore l'Avv. Ferruccio Bellegrandi, mentre Vice Pretore è Massimo Sangalli, figlio del precedente Pericle e lui pure notaio in Gemonio [ix]. Su costui ci soffermiano perchè è proprio "l'altro Pretore di Cuvio"

 

IL VICE PRETORE SANGALLI

 

Massimo Sangalli è indubbiamente un personaggio che in Valcuvia ha lasciato traccia e che qui definiamo solo "personaggio discusso" ricostruendo alcuni episodi della sua lunga esistenza, ma ben lontani dal voler esprimere un giudizio su di essa, compito che semmai lasciamo ad altri più di noi qualificati a valutare quell'incerto e drammatico periodo storico.

La sua comparsa alla vita pubblica avviene alla fine del 1910 allorchè è eletto Sindaco di Gemonio, carica che era stata di suo padre, non senza una lunga e animata discussione su un ricorso di ineleggibilità , promotori Arcangelo Castelli e Domenico Visconti, motivato  dalla sua costante assenza  dal Consiglio Comunale nell'anno precedente, quand'era solo consigliere. 

Sangalli si difende citando a sua scusante il gran lavoro che gli richiedeva la professione di notaio e, appunto la carica di Vice Pretore della Pretura di Cuvio.

Sarà Sindaco di Gemonio fino al 1914, poi ancora Sindaco dal 1917 al 1920, nel frattempo diventerà anche Consigliere Provinciale. Poi dal 1926 e per tre anni Podestà; verrà pure nominato Podestà di Orino  .

 

A LUINO L'INCONTRO CON MUSSOLINI

 

Aveva, il nostro notaio e Vice‑Pretore, la passione per la letteratura; si dilettava scrivendo  poesie e racconti.

Tempo fa una delle figlie, Beatrice [x] ci ha cortesemente consegnato un paio di pubblicazioni edite da lui stesso. Di tali edizioni  nelle biblioteche di Varese e di Milano non siamo poi riusciti a reperire alcun esemplare;  si tratta di una raccolta di poesie e liriche, e di un romanzo [xi].

Nella prima di queste pubblicazioni, una quarantina di pagine, dal titolo " RITRATTO e LIRICHE ", senza data e senza altra indicazione , ma edita probabilmente nel 1942/43, oltre ad alcune lunghe liriche  figura anche una chiacchierata di più pagine, appunto intitolata, "ritratto".

Il ritratto di Sangalli è per Benito Mussolini.

 

Tra le pagine, intrise della retorica di quei tempi, abbiamo ritrovato anche la notizia della conoscenza dei due, avvenuta molti anni addietro a Luino. Scrive Sangalli: " Negli anni precedenti la Grande Guerra, Egli, direttore del maggior giornale estremista, passava con la famigliola le vacanze estive sul Lago Maggiore, a Luino. Ivi lo conobbi e qualche sera ci avviammo lungo la solitaria strada lacuale che conduce a Maccagno. Tema abituale del discorrere l'emigrazione italiana all'estero, le cui vicende, gravi per tanti connazionali, lo addoloravano. Allora Lo chiamavano  << il professore >>; era taciturno, schivo di conoscenze, asciutto, agile, stretto in un corto pastrano aperto, giacca abbottonata, mani dietro alla schiena, testa un pò china sul petto. I fermenti della Rivoluzione Fascista covavano in lui. " [xii]

 

Le liriche sono invece dedicate a Bruno il giovane figlio di Benito Mussolini morto in un incidente aviatorio nel 1941, al proprio padre Pericle morto nel 1903,  alla moglie Maria [xiii], a tal Mario corrispondente di guerra morto da poco,  alla Rocca di Orino del quale era proprietario [xiv], infine ad un piccolo pettirosso.

 

Sangalli ebbe a patire sia la prigione ( nel 1932) sia il confino (dal 1939 al 1942  presso le isole Tremiti)  per l'accusa di antifascismo [xv]. Al ritorno da queste esperienze scrive quel libretto "Ritratto e liriche", probabilmente per riconquistare la fiducia del fascismo che lo aveva perseguitato in quegli ultimi anni.

Alla Liberazione lo troviamo sul banco degli imputati con la grave accusa di aver contribuito a far arrestare dalle SS tedesche  tal Carlo De Grandi, poi morto nel campo di concentramento di Fossoli.

" Massimo Sangalli condannato alla pena di morte ", così titolava, in prima pagina, il locale quotidiano, il 9 giugno 1945 [xvi].Riuscirà poi, ricorrendo in Cassazione a discolparsi e morirà a Gemonio, nella sua casa di via Rocco Cellina che lo aveva visto nascere  82  anni prima, il 4 novembre 1959 ; è sepolto nella cappella di famiglia nel cimitero locale.

 

LA VOLPE ROSSA   

 

L'episodio che aveva portato il Sangalli in Tribunale era legato alla "Volpe Rossa".

Una immagine di una volpe rossa era infatti il segnale di riconoscimento degli appartenenti a quella organizzazione partigiana che, negli anni 1943/44/45,  aiutava l'espatrio dei perseguitati politici e degli ebrei . Quel Carlo De Grandi era uno di essi e proprio quel segnale, lasciato da lui nello studio del notaio  e visto da un funzionario del Ministero  dell'Africa Orientale, causò il suo arresto e poi il suo confino, dopo l'audizione del notaio gemoniese presso il Comando Tedesco [xvii] .

All'organizzazione della "Volpe Rossa"  avevano aderito anche due capitani alleati che agivano con gli italiani. Uno era sud africano e l'altro era quel capitano autraliano a nome Pek Johan, al quale  ‑ secondo una cronaca ‑  "si dovette la scomparsa del Commissario politico di Gemonio" [xviii].

 

 

IL ROMANZO DEL VICE PRETORE DI CUVIO

 

"I pallini del N. 13 ‑ Romanzo  ‑ ( In appendice: Il cartoncino bianco)"  così recita l'intestazione di un volumetto di 150 pagine edito nel 1943 dalla "Scuola Tip. Edit. V.Focardi" di Capodistria. Ne è autore Stefano MARIALI.

Sotto questo pseudonimo si cela Massimo Sangalli. Lo pseudonimo ha una spiegazione, abbastanza contorta. Mariali deriverebbe  dalla composizione del nome della moglie ( Maria) con la finale del proprio cognome (li); quanto a Stefano sarebbe stato usato in quanto in greco questo significa  "coronato di spine". Il Sangalli in quell'anno 1943, dopo il carcere ed il confino si sentiva evidentemente perseguitato e stretto da affanni e tribolazioni. [xix]

 

In realtà più che di un romanzo si tratta di due lunghi racconti che si riferiscono ad avvenimenti di cronaca; entrambi molto romanzati e ancor di più celati con l'ambientazione in Valsesia ed in una  cittadina dell'Appenino, Montalto.

 

"Al principio del secolo ero pretore in una grossa borgata della Valsesia. Vi ero giunto dalla Sicilia, in quei tempi prima residenza obbligatoria agli inizi della carriera... " scrive nel primo episodio e "Ero pretore addetto all'ufficio del giudice istruttore in una grande città... ", scrive nel secondo che ambienta a Montalto, " Graziosa borgata posta sulle prime ondulazioni dell'Appennino in mezzo a colline ricoperte di vigneti a levante, di boschi a settentrione ".[xx]

 

Il primo episodio riguarda l'assassinio di una guardia campestre: l'investigatore ‑ lui, il vice pretore ‑ risolve il caso grazie alla conoscenza dei fucili da caccia, appunto gli inusuali "pallini del N. 13".

Nel secondo degli episodi del romanzo viene raccontato invece , con molta "libertà d'autore" un fatto di cronaca nera capitato in Valcuvia nel 1907 e che impressionò notevolmente la gente della valle, facendo molto parlare anche le cronache giornalistiche oltre alle giudiziarie.

 

IL VERO EPISODIO

 

 Il giornale locale così citava l'episodio: La spaventosa tragedia di ieri sera in Valcuvia. Il Dott. De Vecchi ed un giovinetto uccisi. L'assassino colpito mortalmente. Due carabinieri ed un oste feriti. [xxi]; e riporta con dovizia di particolari quanto capitato alla fine di novembre del 1907 a Comacchio di Cuvio, sulla strada che da Azzio porta a Cuvio.

Il 56enne medico Dott. Ercole De Vecchi, originario di Pavia, titolare ormai da ventidue anni del vasto Consorzio Medico di Cuvio (comprendeva anche Arcumeggia, Azzio, Cabiaglio, Casalzuigno, Cavona, Cuveglio, Duno, Orino e Vergobbio), sul far della sera ‑ sono le 17 ‑ ritorna a casa dall'aver visitato gli ammalati della zona alta della sua condotta (Cabiaglio, Orino ed Azzio). Come al solito si è servito di un  calesse prestatogli dall'amico Biffi, proprietario dello stabilimento serico di Cuvio e guidata da un giovinetto quattordicenne, certo Luigi Valmaggia. All'altezza delle ultime case di Comacchio viene affrontato da un individuo che spara alcuni colpi di fucile uccidendo il ragazzo e ferendo gravemente  il Dott. De Vecchi; il cavallo si impaurisce e parte a tutta velocità verso Cuvio, dove viene fermato da un carabiniere della locale caserma.

Il medico, gravemente ferito, viene subito soccorso, ma muore di lì a poco; lascia nel dolore moglie e ben cinque figli, tutti studenti.[xxii]

 

L'assalitore omicida è presto riconosciuto per Gasparini Francesco di Comacchio; muratore, di 31 anni, reduce da esperienze di lavoro, non positive, a Nuova York.

Ce l'aveva, diranno poi  i testimoni con "medici e medicine", entrambi colpevoli di "avergli avvelenato il sangue". E' arrestato dopo una violenta colluttazione che vede feriti due carabinieri, l'oste del posto, tal Ferdinando Ciglia accorso  a dar man forte alla forza pubblica e lo stesso omicida, colpito da un proiettile.

Il movente del delitto è presto chiarito dalla malattia mentale del Gasperini che si sentiva perseguitato dai medici e nel febbraio 1908 è internato al "Manicomio Criminale di Reggio Emilia".

 

Alle vittime vengono tributate solenni onoranze con discorso ufficiale tenuto dal Cav. Ing. Peregrini " a nome della Valcuvia e dell'Amministrazione Provinciale "; in segno di lutto vengono chiuse le scuole, si fermano anche i principali stabilimenti della zona (Filatura Giuseppe Biffi di Cuvio, Cattaneo di Cabiaglio e Colli di Azzio ) [xxiii].

 


NOTE


[i]Piero CHIARA, Il Pretore di Cuvio, Arnoldo Mondadori Edit., Milano 1973 (I Ediz.), pag. 9

 

[ii]Articolo del Corriere ripreso in 40 STORIE DI PIETRO CHIARA NEGLI ELZEVIRI DEL "CORRIERE , MILANO, 1983, pagg. 23,24

 

[iii]
V. ARRIGONI, Il carme sulla Valcuvia di Gio. Stefano Cotta, in "VERBANUS 11" , 1990, Pagg. 25‑31

 

[iv]V.ARRIGONI ‑ G.POZZI, L'occupazione elvetica della Valcuvia nel XVI secolo , in "Verbanus 15", 1994, pag. 291 

 

[v]A.S.Mi. Feudi Cam., Parte Antica Cart. 612.

 

[vi]Cenni corografici storici statistici della Valcuvia brevemente e liberamente esposti da Michele Lajoli , Milano, 1876, Pagg. 17‑18. Michele Lajoli è lo pseudonimo (anagramma) di Achille Jemoli ( Gemonio 1809 ‑ Gemonio 1889)

 

[vii]E' questo il caso del Consiglio Comunale di Gemonio: seduta del 22 novembre 1868

 

[viii]Pericle SANGALLI ( 1844 ‑ 1903), notaio con studio in Gemonio e figlio di Massimo ( medico e direttore dell'ospedale di Cittiglio ); anche sindaco di Gemonio dal 1884 al 1899.

 

[ix]Massimo Carlo Giulio SANGALLI ( 1887 ‑ 1959 ) figlio di Pericle e di Rondo Adele, notaio .

  

[x]Massimo Sangalli ha avuto dal matrimonio con Maria De Maddalena,  Pericle, Beatrice e Penelope, tutti morti in epoche relativamente recenti e tutti sepolti nel cimitero di Gemonio, nella cappella di famiglia.

 

[xi]Alla Biblioteca Ambrosiana di Milano abbiamo però rintracciato la tesi di Laurea del Dr. Massimo Sangalli ( " Sangalli Maximus ex Gemonio in agro comensi "), nonno di quest'altro Massimo. Ha come titolo " De podagra", ed è stata stampata a Pavia, dove il Sangalli si è laureato in medicina, nel 1836.

Nasce a Cittiglio il 27 novembre 1812 proprio in quella casa Luini che poi diventerà Ospedale; il padre Giuseppe era il fattore di quella casa. Studia dapprima con il precettore Abate Zoppis di Brenta, poi continua al Liceo S.Cecilia di Como. A Pavia si laurea in Medicina.

Dell'Ospedale di Cittiglio, istituito per disposizione testamentaria nel 1804,  diventa primo direttore, chiamato da quel Nob. Luini che con lungimiranza istituì quell' Opera Pia. In quell'Ospedale resta per ben sessantuno anni, dal 1838 al 1899 come ricorda una lapide posta sotto il porticato del lato settentrionale dell'ala del vecchio fabbricato ospedaliero. Muore a Gemonio il 7 aprile 1899.

  

[xii]Ovvio, a questo punto, ricordare Piero Chiara che nel racconto Il povero Turati in L'UOVO AL CIANURO, Milano 1969 scrive a proposito di Mussolini : " Era stato, prima di diventare Duce e quando lavorava all' "Avanti", cioè prima della guerra, in un altro paese della provincia di Varese, il mio, Luino, che allora era ancora in provincia di Como. Ci veniva da Milano in villeggiatura d'estate con la famiglia. Affittava Villa Guerrini, sulla salita della Marsaglia dopo la piazzetta di San Francesco, e vi si impiantava per un mese..."

 

[xiii]Aveva sposato il 23 Settembre 1908, a Trevisago ‑ allora comune autonomo ‑ Maria De Maddalena; dalla cronaca delle nozze riportata su "La Cronaca Prealpina" dell'epoca togliamo  "... La cerimonia religiosa fu celebrata nella piccola cappella attigua alla villa della sposa e la cerimonia civile nel palazzo municipale di Trevisago, fungendo da ufficiale di Stato Civil il sindaco sig. Margarini e da testimoni il nob. Cesare Della Porta ed il dott. Vincenzo Castelletti di Varese..... "

 

[xiv]La sua lirica è intitolata " La rocca di Aurino" perchè in una pagina successiva, oltre a notizie storiche un poco strampalate,  propone di " sostituire alla detta voce ( N.d.R. ORINO ) la voce << AURINO >>, per gli stessi motivi per cui fu modificato il nome precedente del Comune di Cantello... " Riteneva infatti il termine indecente e proponeva quell'Aurino perchè, a suo dire, il nome del paese derivava appunto dal latino <Aurire> essendo il suo territorio cosparso di numerose fonti d'acqua.

Circa la Rocca di Orino segnaliamo che a lui si devono quei lavori di restauro ( forse sarebbe meglio dire rifacimento) che hanno portato la Rocca ad assumere quell'aspetto medioevale con suggestive merlature; sempre lì ‑ secondo una testimonianza raccolta dalla voce della figlia Bice ‑ essendo appassionato di archeologia, fece eseguire scavi trovando  alcune tombe

 

[xv]Notizie tolte dall'articolo, citato alla nota seguente, da dove si apprende anche un suo esilio, dopo l'esproprio dei beni, a Basilea ed a Bucarest, dove visse insegnando la lingua italiana.

 

[xvi]IL Corriere Prealpino, 16  giugno 1945. Al crollo del fascismo la " Cronaca Prealpina " ‑ fondata nel 1888 da Giovanni Bagaini ‑ diventa organo del Comitato di Liberazione Nazionale assumendo il titolo di "Corriere Prealpino" sotto la direzione del partigiano Federigo Noè. Solo nell'ottobre 1946 prende il titolo di " La Prealpina", che continua tutt'ora.

 

[xvii]A Brenta, presso l'edificio scolastico,  in quegli anni era "sfollato" un ufficio distaccato dal Ministero delle Colonie. G.Roncari, basandosi su testimonianze raccolte in loco, scrive in Cuvio e la Valcuvia nella storia , Cuvio, 1986 : "Nel periodo repubblichino era stato smistato un ufficio distaccato del Ministero delle Colonie nelle Scuole di Brenta. Dopo il 25 Aprile, si rinvenne nelle scuole di Brenta un baule con circa mezzo quintale d'oro. Si trattava probabilmente del tesoro del ministero, forse sistemato in questa zona di confine da qualche gerarca in previsione della fuga. Il tesoro fu consegnato ai capi partigiani

 

[xviii]F. CONTI in Emilio e la <<La volpe rossa>> , in GIOVENTU' UNITA , Anno I, N. 6, 4 giugno 1945, riproposto in P.MACCHIONE, Letteratura e popolo , Varese, 1984, pagg. 121‑123.

Su quest'episodio che ha visto ‑ il 5 febbraio 1944 ‑ l'uccisione di Cipriano  Maffei, 52 anni, di Reggio Emilia, commissario del fascio repubblicano di Gemonio, Azzio, Caravate, Cuvio e Cittiglio si veda anche : F. GIANNANTONI, Fascismo, guerra e società civile nella repubblica sociale italiana ( VARESE 1943 ‑ 1945) , Milano 1984 Pagg. 211, 212, 232, 319

 

[xix]Informazioni ottenute dalla figlia Beatrice, detta Bice, quando nel 1980 ci ha segnalato la copia del romanzo.

Trattavasi di una copia regalata da suo padre, l'autore, alla suocera dl figlio Pericle  con questa dedica: " Alla Sig.ra Annunciata Perlingeri , omaggio dell'autore alias Massimo Sangalli". Venne restituita ai figli Sangalli quando costei si accorge che in famiglia Sangalli non ne era rimasta nemmeno una copia .

 

[xx]Tra le tante località di questo nome ci sembra che il Sangalli si riferisca a Montalto Pavese, tra i vigneti dell'Oltrepò

 

[xxi]Il giornale locale, Cronaca Prealpina, segue l'evolversi degli avvenimenti con varie cronache (ricerca dell'assassino, consegna dello stesso alle carceri di Varese, funerali, invio dell'omicida al Manicomio criminale di Reggio Emilia, ...)dal 30 novembre 1907 fino al febbraio 1908. Segnala poi, il 31 dicembre 1908 che era  stato nominato a succedere al medico assassinato, il Dott. Salvatore Giuffrida.

 

[xxii]Dopo i solenni funerali tenutisi a Cuvio il 2 dicembre sarà sepolto a Pavia nella tomba di famiglia.

 

[xxiii]Le cronache dei funerali ci servono per  raccogliere notizie sui medici dei paesi della Valcuvia e dei dintorni che, praticamente tutti, accorrono al funerale del loro sfortunato collega.

Ci segnalano anche le polemiche su un contributo (lire 1.000 per 4 anni da ripartirsi tra i Comuni del Consorzio medico) proposto dal Comune di Cabiaglio quale "gratitudine " verso il medico " dopo 22 anni di assiduo, solerte ed intelligente lavoro.... ": Cabiaglio stanzia per ben due volte la somma necessaria ma non incontra il favore degli altri comuni.